SPLIT PAYMENT: LE NOVITA' DAL 1 LUGLIO 2017

 

NOVITA’ : Split payment -  mini-guida per i fornitori delle pubbliche

amministrazioni e dei soggetti individuati dal D.L. n. 50/2017

 

Il D.L. n. 50/2017, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, ha esteso il meccanismo della scissione dei pagamenti nei confronti dei seguenti soggetti:

A) tutte le pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato, individuate ai sensi dell’art. 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196;

B) società controllate, ai sensi dell’art. 2359, primo comma, n. 1), del codice civile (controllo di diritto), direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;

C) società controllate, ai sensi dell’art. 2359, primo comma, n. 2), del codice civile (controllo di fatto), direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;

D) società controllate, ai sensi dell’art. 2359, primo comma, n. 1), del codice civile (controllo di diritto), direttamente dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni;

E) società controllate direttamente o indirettamente, ai sensi dell’art. 2359, primo comma, n. 1), del codice civile (controllo di diritto), dalle società di cui sopra;

F) società quotate inserite nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana.

 

Il D.L. n. 50/2017, con effetti a partire dal 1° luglio 2017, ha inoltre esteso l’applicazione dello split payment anche ai compensi assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito per prestazioni di servizi(che prima erano espressamente esclusi).Sono quindi assoggettate alla scissione dei pagamenti anche le prestazioni rese da esercenti arti e professioni e le prestazioni di agenzia e intermediazione rese ai soggetti sopra indicati.

 

In sintesi, in relazione agli acquisti di beni e servizi effettuati dai soggetti contemplati dalla norma, l’IVA addebitata dal fornitore nelle relative fatture dovrà essere versata dall’amministrazione/soggetto acquirente direttamente all’erario, anziché allo stesso fornitore, scindendo quindi il pagamento del corrispettivo dal pagamento della relativa imposta.

Il fornitore, in sede di liquidazione periodica, non dovrà considerare l’IVA riferita ad operazioni assoggettate a split payment.

Con il Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 27 giugno 2017 (c.d. Decreto attuativo), pubblicato sulla G.U. 30 giugno 2017, n. 151, sono state disciplinate le modalità attuative della disposizione normativa.

Sul sito del Dipartimento delle finanze, il 28 giugno 2017, sono stati pubblicati gli elenchi dei soggetti che rientrano nella disciplina dello split payment, al fine di superare le possibili incertezze in merito ai soggetti da considerare in ambito, con notevoli semplificazioni operative. Come precisato dall’art. 5-ter del Decreto attuativo, gli elenchi pubblicati il 28 giugno 2017 sul sito del Dipartimento delle finanze vanno presi a riferimento per le fatture emesse dal 1° luglio al 31 dicembre 2017. Si fa presente che gli elenchi potranno ancora essere aggiornati, considerato che, come riportato sul sito del Dipartimento delle Finanze, i soggetti interessati possono segnalare, entro il 6 luglio 2017, eventuali mancate o errate inclusioni negli elenchi.

 

L’art. 5-ter del Decreto attuativo stabilisce, poi, che per le operazioni per le quali è emessa fattura nell’anno 2018 e negli anni successivi, lo split payment si applica alle società controllate o incluse nel FTSE MIB che risultano tali al 30 settembre precedente. Tali società sono individuate in un elenco che sarà pubblicato dal Dipartimento delle finanze entro il 20 ottobre di ciascun anno. Le società interessate potranno, entro quindici giorni, segnalare eventuali incongruenze dopo di ché l’elenco definitivo sarà approvato con apposito decreto del MEF entro il 15 novembre di ciascun anno con effetti a valere per l’anno successivo.

Ne consegue, ad esempio, che per le fatture emesse dal 1° gennaio 2018 si dovrà prendere a riferimento l’elenco che sarà approvato con decreto del MEF il 15 novembre 2017.

Sul punto il Decreto attuativo ha precisato, inoltre, che:

  • nel caso in cui il controllo o l’inclusione nell’indice FTSE MIB si verifichi in corso d’anno entro il 30 settembre, lo split payment si applica alle fatture emesse a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo; se ciò si verifica invece dopo il 30 settembre lo split payment si applica alle fatture emesse a decorrere dal 1° gennaio del secondo anno successivo;
  • analogamente se viene meno il controllo o l’inclusione nell’indice FTSE MIB in corso d’anno entro il 30 settembre, lo split payment continua ad applicarsi alle fatture emesse fino al 31 dicembre dell’anno di riferimento. Se ciò si verifica dopo il 30 settembre lo split payment continua ad applicarsi alle fatture emesse fino al 31 dicembre dell’anno successivo a quello di riferimento.

 

Sempre, l’articolo 5-ter del Decreto attuativo ha fornito, infine, alcune precisazioni sull’ambito di applicazione dello split payment alle società controllate dalle P.A., confermando l’applicazione dello split payment alle società congiuntamente controllate dalle P.A. centrali e dalle loro controllate; dalle P.A. locali e dalle loro controllate; e dalle P.A. centrali e locali e/o dalle loro controllate.

La legge di conversione del D.L. n. 50/2017 ha introdotto una disposizione in base alla quale, a richiesta dei cedenti o prestatori, i cessionari o committenti soggetti allo split payment devono rilasciare un documento attestante la loro riconducibilità a soggetti per i quali si applicano le disposizioni dell’articolo 17-ter del D.P.R. n. 633/1972. I cedenti e prestatori in possesso di tale attestazione sono tenuti ad applicare lo split payment.

Il ricorso a tale sistema a seguito dell’emanazione dell’elenco dovrebbe essere residuale e solo nei casi di effettiva incertezza applicativa.

Nei confronti di quali soggetti si applica lo split payment

L’Agenzia Entrate, con le circolari n. 1/E e n. 15/E del 2015, aveva individuato l’ambito soggettivo di applicazione del meccanismo della scissione dei pagamenti comprendendo:

  • Stato e altri soggetti qualificabili come organi dello Stato, ancorché dotati di autonoma personalità giuridica, ivi compresi, ad esempio, le istituzioni scolastiche e le istituzioni per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM);
  • enti pubblici territoriali (Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane) e consorzi tra essi costituiti ai sensi dell’art. 31 del testo unico degli enti locali (TUEL). Rientrano in questa categoria, anche le Comunità montane, le Comunità isolane e le Unioni di Comuni;
  • Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (C.C.I.A.A.), comprese le Unioni regionali delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura;
  • istituti universitari e Consorzi interuniversitari costituiti, ai sensi dell’art. 91 del DPR  382/1980, per il perseguimento di finalità istituzionali comuni alle università consorziate;
  • aziende sanitarie locali ed enti pubblici subentrati ai soggetti del servizio sanitario nazionale nell’esercizio di funzioni amministrative e tecniche;
  • enti ospedalieri, ad eccezione degli enti ecclesiastici che esercitano assistenza ospedaliera, i quali, ancorché dotati di personalità giuridica, operano in regime di diritto privato;
  • enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico (I.R.C.C.S.);
  • enti pubblici di assistenza e beneficenza, ossia, Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB) e Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP);
  • enti pubblici di previdenza (INPS, Fondi pubblici di previdenza);
  • Commissari delegati per la ricostruzione a seguito di eventi calamitosi che gestiscono fondi di apposite contabilità speciali;
  • Consorzi di Bacino imbrifero montani.

 La nuova formulazione della norma, dal 1° luglio 2017, ha ampliato i destinatari comprendendo:

  • Aziende speciali della C.C.I.A.A.;
  • Ordini professionali;
  • Enti ed istituti di ricerca;
  • Agenzie fiscali;
  • Autorità amministrative indipendenti (Es. Agcom);
  • Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (Arpa);
  • Automobile club provinciali;
  • Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran);
  • Agenzia per L’Italia digitale (Agid);
  • Inail;
  • Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (Ispo);
  • Banca d’Italia;
  • Comitato olimpico nazionale italiano (Coni);
  • Società controllate direttamente dai Ministeri e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (Es. Rai);
  • Società controllate direttamente dagli enti pubblici territoriali;
  • Società quotate nell’indice FTSE MIB della Borsa italiana.

Data la portata della norma è possibile che, per alcuni enti o società, vi sia una situazione di incertezza nell’individuazione dei contribuenti soggetti al regime, anche dopo la consultazione degli elenchi predisposti dal MEF. Pertanto, in sede di conversione del Decreto Legge è stato previsto che, su richiesta dei cedenti o prestatori, i cessionari o i committenti devono rilasciare un documento attestante la loro riconducibilità a soggetti per i quali si applicano le disposizioni in esame. Saranno quindi soggetti all’applicazione dello split payment i cedenti ed i prestatori in possesso di tale documentazione.

Tale previsione aiuta solo in caso di incertezza (in quanto andranno presi a riferimento gli elenchi già pubblicati) dell’applicazione e assiste per evincere con chiarezza se il regime da utilizzare è quello della scissione dei pagamenti.

Il cliente è obbligato a rispondere a questa richiesta di attestazione, prevista dalla norma. L’attestazione obbliga il fornitore ad emettere la fattura in split payment riducendone così la responsabilità.

 

Si allega, a fondo lettera, un fac-simile di richiesta di attestazione da inviare ai clienti.

 

Per quali operazioni si applica lo split payment

Lo split payment si applica, nei confronti dei soggetti sopra individuati:

  • alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato,
  • documentate mediante fattura emessa dai fornitori (restano escluse le operazioni certificate dal fornitore mediante rilascio di ricevuta fiscale, scontrino fiscale o fattura semplificata emessa ai sensi dell’art. 21bis D.P.R. n. 633/1972)
  • a prescindere dal fatto che la P.A. stia operando in ambito non commerciale, in veste istituzionale o nell’esercizio di attività d’impresa.

 Lo split payment non si applica:

  • nei casi in cui la P.A. non effettua alcun pagamento del corrispettivo nei confronti del fornitore perché lo stesso ha già nella propria disponibilità il corrispettivo spettantegli e lo trattiene riversando alla P.A. committente un importo netto  (è il caso, per esempio, dei servizi di riscossione delle entrate);
  • per le operazioni non imponibili, esenti o escluse da IVA;
  • per le operazioni da gestire in reverse charge (sia intra-UE che “interne”).

 

Attenzione: il regime del reverse charge riguarda gli acquisti di determinati beni e servizi effettuati dalla P.A. in qualità di soggetto passivo. Nei casi in cui beni e servizi siano destinati dalla P.A. in parte alla sfera commerciale ed in parte alla sfera istituzionale non commerciale (pensiamo, per esempio, alle prestazioni di servizi di pulizia relativi ad edifici), la P.A. dovrà comunicare al fornitore la quota parte del bene o servizio acquistato da destinare alla sfera commerciale, determinata con criteri oggettivi, in relazione alla quale è applicabile il meccanismo del reverse charge e conseguentemente la quota parte del bene o servizio acquistato da destinare alla sfera istituzionale non commerciale, cui applicare il meccanismo della scissione dei pagamenti.

 


Lo split payment non si applica alle operazioni assoggettate, ai fini IVA, a regimi c.d. speciali, quali ad esempio:

  • regimi monofase ex art. 74 D.P.R. n. 633/1972 (editoria, generi di Monopolio e fiammiferi, tabacchi lavorati, telefoni pubblici e utilizzo mezzi tecnici, documenti viaggio, documenti di sosta nei parcheggi, Case d’asta);
  • regime del margine;
  • regime speciale applicato dalle agenzie di viaggio ex art. 74ter D.P.R. n. 633/1972;
  • regime speciale per i produttori agricoli di cui agli artt. 34 e 34-bis del D.P.R. n. 633 del 1972;
  • regime di cui alla legge n. 398 del 1991 (Associazioni Sportive Dilettantistiche e Pro Loco); 
  • regime relativo all’attività di intrattenimento di cui alla tariffa allegata al D.P.R. n. 640/1972;
  • regime applicabile agli spettacoli viaggianti, nonché alle altre attività di cui alla tabella C allegata al D.P.R. n. 633/1972. 

 

Da quando si applica il nuovo split payment

Le nuove disposizioni si applicano per le prestazioni per le quali è emessa fattura a partire dal 1° luglio 2017. In particolare si applica alle operazioni per cui il corrispettivo è stato pagato dopo il 1° luglio 2017 e sempre che non siano state già fatturate anteriormente alla predetta data; non è invece applicabile alle operazioni per le quali è stata emessa fattura entro il 30 giugno 2017.

 

Cosa fare quando si deve applicare lo split payment

Quando si applica il meccanismo dello Split payment, la società cessionaria o committente deve versare l’IVA che gli è stata addebitata in fattura direttamente all’Erario, liquidando al fornitore l’importo al netto della stessa IVA.

I fornitori devono pertanto limitarsi ad emettere regolare fattura, con indicazione dell’IVA, e con l’annotazione “scissione dei pagamenti” oppure “split payment ai sensi dell’art. 17-ter del D.P.R. n.633 del 1972”.

 

Attenzione: come chiarito con la circolare n. 15/E/2015 in tema di split payment nella P.A., nel caso in cui la fattura non contenga la sopra citata indicazione è applicabile la sanzione amministrativa di cui all’art. 9, comma 1, del D.Lgs. n. 471 del 1997 (sanzione amministrativa da euro 1.000 a euro 8.000).

 

I fornitori dovranno poi registrare la fattura emessa in regime di scissione contabile in modo distinto, per esempio in un’apposita colonna del registro fatture emesse oppure individuandola mediante appositi codici. La fattura dovrà essere registrata riportando, come di consueto, l’aliquota applicata e l’ammontare dell’imposta, ma senza far concorrere la medesima nella liquidazione periodica.

Le eventuali note di variazione dovranno essere gestite in modo speculare e quindi senza far confluire la relativa IVA nella liquidazione periodica.

 

Le note di variazione

In tema di note di variazione si presume che si possano applicare le regole già dettate dalla circolare n. 15/E del 2015; pertanto il fornitore che avesse emesso fattura, dopo il 1° luglio 2017, ritenendo, erroneamente, che per la stessa non trovasse applicazione il meccanismo della scissione dei pagamenti, nel caso in cui la società non avesse ancora corrisposto alcun corrispettivo comprensivo di imposta, e detta imposta non fosse stata ancora liquidata dal fornitore, dovrà procedere a “regolarizzare” l’operazione mediante l’emissione di una nota di variazione a storno della fattura “errata” e l’emissione di una nuova fattura recante l’indicazione “scissione dei pagamenti”.

In caso di errori ripetuti, l’Agenzia Entrate ritiene possibile anche l’emissione di un'unica nota di variazione che, facendo riferimento puntuale a tutte le fatture erroneamente emesse senza l’indicazione “scissione dei pagamenti”, le integri al fine di rappresentare alla Pubblica Amministrazione che, al momento del pagamento dei corrispettivi documentati con le fatture ivi elencate, l’IVA ad essi relativa andrà trattenuta e versata con le regole dello “split payment”.

Il fornitore potrà “regolarizzare” tramite nota di variazione anche il caso in cui avesse erroneamente emesso fattura con l’annotazione “scissione dei pagamenti”. In tal caso, le società dovranno corrispondere al fornitore anche l’IVA relativa all’operazione ricevuta.

 

Rimborsi

Il meccanismo dello split payment, derogando all’ordinario regime di funzionamento dell’IVA, determina in capo al fornitore una eccedenza di imposta detraibile che può contribuire a generare rilevanti crediti IVA

Per limitare gli effetti finanziari negativi per i fornitori di società sottoposte a split payment, la norma ha previsto che le operazioni soggette a tale meccanismo possano essere considerate come operazioni ad aliquota zero. Si ricorda infatti che i contribuenti possono chiedere, in tutto o in parte, il rimborso dell’IVA nell’ipotesi in cui questi esercitino esclusivamente o prevalentemente attività le cui operazioni attive sono soggette ad imposta con aliquote inferiori rispetto a quelle su acquisti e importazioni.

L’effettuazione di operazioni soggette al regime dello split payment, quindi, non costituisce un presupposto autonomo ai fini della richiesta di rimborso, ma tali operazioni saranno considerate, insieme alle altre relative al periodo di riferimento, nel calcolo della sussistenza del presupposto “aliquota media”.

I fornitori della P.A., limitatamente al credito rimborsabile relativo alle operazioni soggette alla scissione dei pagamenti, sono inoltre inclusi tra i soggetti nei confronti dei quali il rimborso dell’IVA dovrà essere eseguito in via prioritaria.

Nel caso in cui il contribuente che effettua operazioni soggette al regime della scissione dei pagamenti non abbia i requisiti per richiedere il rimborso con il presupposto “aliquota media”, potrà comunque chiederlo sulla base degli altri presupposti previsti dalla norma. In questo caso, però, il rimborso non sarà ammesso, neppure parzialmente, all’esecuzione prioritaria.

Un’altra modifica rilevante è quella per cui a partire dal 1° gennaio 2018 i rimborsi da conto fiscale saranno pagati direttamente ai contribuenti dalla struttura di gestione del MEF, al fine di accelerare i rimborsi ed eliminare i tempi di accredito dei fondi da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

Restiamo a disposizione per ogni eventuale chiarimento e salutiamo cordialmente.

 

 

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